11.07.2018

Assemblea degli Associati ABI: La relazione integrale del Presidente Antonio Patuelli

Relazione del Presidente Antonio Patuelli all’Assemblea dell’Associazione Bancaria Italiana del 10 luglio 2018

Le banche per la ripresa

Le banche in Italia stanno facendo grandi sforzi e progressi per la ripresa, hanno fortemente rafforzato le loro solidità patrimoniali con ad­dirittura 70 miliardi di aumenti di capitale e ancor più colossali continui prudenziali accantonamenti anche per far fronte ai costi della decennale crisi che in Italia è stata più intensa, come ha rilevato il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco.

Le sofferenze, al netto degli accantonamenti, sono ridotte a circa 50 miliardi rispetto ai 90 del picco del 2015.

I crediti deteriorati netti sono 135 miliardi rispetto ai 200 di giugno 2015.

Proseguiamo in questi sforzi.

Però ogni aumento dello spread impatta su Stato, banche, imprese e famiglie, rallentando la ripresa.

I prestiti a famiglie e imprese incrementano di oltre il 2% su base an­nua. Aumentano anche nel Mezzogiorno che ha bisogno di strategie di più forte sviluppo che utilizzino i tassi infimi che sono un’occasione storica per famiglie e imprese.

Le banche in Italia hanno affrontato le crisi bancarie sopportando alti costi: circa 12 miliardi per i salvataggi e per nuovi fondi europei e nazionali di garanzia.

Chiediamo che le norme dispongano che ciascuna banca debba con­tribuire ai Fondi di garanzia di cui può teoricamente usufruire e non ad altri.

Stiamo favorendo una nuova fase di ripresa di produzioni e occu­pazione.

Le innovazioni nel mondo bancario italiano si sviluppano e continue­ranno con velocità molto elevata, con una rivoluzione tecnologica, cul­turale e metodologica che sta facendo competere le migliori con le più efficienti d’Europa.

Le banche costruiscono l’avvenire nel pluralismo competitivo, con scelte d’impresa orientate a fornire a ciascuno libertà e responsabilità di preferire di volta in volta prodotti e servizi, con sempre più nuove tecno­logie e senza cadere nell’errore (fatale all’inizio del Novecento) di mitizzare le macchine a scapito delle persone e delle libertà.

Le tecnologie offrono nuovi spazi di libertà e nuovi rischi: occorre cogliere positività e potenzialità delle innovazioni e non arrendersi mai di fronte ai rischi verso la sicurezza e le libertà.

Efficienza e garantismo, fintech e diritto debbono procedere assieme.

La concorrenza fra le banche è anche in qualità, sicurezza e libertà di scelta nei servizi, in completezza e chiarezza delle informazioni.

Le regole dello Stato costituzionale di diritto debbono applicarsi ugualmente al mondo reale e a quello virtuale.

L’innovazione non deve mai andare a scapito della legalità.

Le banche sono all’avanguardia per la legalità contro tutte le forme di riciclaggio, connessione di tanti reati.

La nuova frontiera dei diritti civili è anche l’impegno per la tutela dei dati personali contro intrusioni illecite e rischiose per le libertà,

affinché la globalizzazione non sia anarchia planetaria a scapito dei di­ritti umani e civili.

Fintech, investimenti e nuovi soggetti, mercato e certezza del diritto, concorrenza leale e garantita da norme e Vigilanza, sono interconnessi e rappresentano sfide innanzitutto culturali e di metodo.

L’Occidente dopo la grave crisi

La grave crisi ha profondamente colpito l’Occidente che, con reali­smo e lungimiranza, deve compiere analisi più approfondite.

Occorre avere lo sguardo più lungo, porsi nuovi obiettivi di sviluppo economico, sociale e civile che concretizzino progetti di crescita e diano nuove speranze innanzitutto ai giovani, battendo il pessimismo preconcet­to e la rassegnazione.

La crisi ha interrotto il prospero dopo guerra fredda, il ventennio 1989-2008.

Non ci sono più le certezze di crescita continua e le prospettive di maggiore prosperità che l’Occidente ha rappresentato.

La crisi ha fatto perdere fiducia verso e nell’Occidente che è divenuto insicuro perfino dei suoi principi.

Sorgono nazionalismi nelle più varie forme, anche fra popoli che nel Novecento furono soggetti a più dispotismi e dove i sogni di libertà e pro­sperità venivano identificati nell’Occidente e nell’Europa libera.

Vengono messi in discussione i principi e le regole della società aperta, del mercato libero, regolato e competitivo.

Questi disorientamenti e conflitti hanno origini nelle problematiche economiche e sociali che si sono trasformate anche in malattie morali, in crisi d’identità che colpiscono l’Occidente e vedono anche forti diversità normative innanzitutto in economia.

Oltre Atlantico sta prevalendo un protezionismo neo isolazionista, mentre l’Europa vive rischi di disgregazione anche superiori a quelli di Brexit.

Occorre tener conto delle strategie degli USA che hanno internamen­te intrapreso una nuova stagione di riduzione (in parte anche eccessiva) della regolamentazione anche per favorire il credito alle piccole e medie imprese, mentre in Europa si continua ad incrementare una dettagliatissi­ma regolamentazione per le banche e le assicurazioni: nel 2017 sono state emanate ben 1.509 norme di diritto europeo e nazionale, considerando tutte le fasi normative, circa sei al giorno lavorativo, in incremento rispetto alle 1.247 del 2016.

Le direttive di Basilea debbono essere identiche e uniformemente ap­plicate in tutto l’Occidente per assicurare nuovi equilibri fra stabilità e crescita, con pubblici esami preventivi d’impatto per ogni regola.

La lunga crisi non deve far ripiegare l’Occidente dai suoi principi di crescenti libertà civili, economiche e sociali, di prosperità e certezza del diritto.

L’Europa e l’Unione Bancaria

Da anni sosteniamo che l’alternativa è fra nuova Europa e neo nazio­nalismo.

Occorre una svolta nell’Unione Europea con obiettivi ambiziosi di crescita che la riguardino tutta.

“L’Europa – sostiene giustamente anche il programma del Governo della Repubblica Federale Tedesca – combina integrazione economica e prosperità con libertà, democrazia e giustizia sociale… Un’Europa forte e unita è la migliore garanzia per un futuro di pace, libertà e prosperità… L’Unione ha bisogno di un rinnovamento e di un nuovo inizio: vogliamo un’Europa della democrazia e della solidarietà. Vogliamo approfondire la coesione europea sulla base dei valori democratici e costituzionali a tutti i livelli e rafforzare il principio della solidarietà reciproca”.

La BCE di Mario Draghi ha garantito assai bassi tassi che, penalizzan­do le banche, hanno favorito la ripresa e salvato la Repubblica nella gestio­ne del debito pubblico il cui peso, altrimenti, sarebbe caduto fiscalmente drammaticamente sulle imprese e sulle famiglie italiane.

Il ritorno a politiche monetarie tradizionali sarà comunque con tassi proporzionati alla solidità dell’Euro.

In Italia, per diminuire la pressione fiscale, si deve ridurre il debito pubblico.

Il peso maggiore della crisi l’hanno sostenuto le banche, compresse dalla crisi, da tassi infimi e da norme in continuo mutamento, talvolta an­che da eccessi di burocratizzazione che non servono all’Europa.

La scelta strategica deve essere di partecipare maggiormente all’Unio­ne Europea impegnando di più l’Italia nelle responsabilità comuni, anche con un portafoglio economico nella prossima Commissione Europea.

Altrimenti l’economia italiana potrebbe finire nei gorghi di un nazio­nalismo mediterraneo molto simile a quelli sudamericani.

In questa primavera, in Argentina, il tasso di sconto ha perfino rag­giunto il 40%. Con la Lira italiana, negli anni Ottanta, il tasso di sconto fu anche del 19%.

Occorre una nuova spinta per un’Unione bancaria con regole identi­che, con Testi unici di diritto bancario, finanziario, fallimentare e penale dell’economia e con coerenza fra regole contabili e prudenziali.

Occorre superare le contraddizioni a cui sono soggette le banche che debbono operare come banche d’Europa, con la Vigilanza unica, e contem­poraneamente come banche con ancora nazionali e diversi diritti bancari, finanziari, fallimentari, penali dell’economia e soggette alla concorrenza dei diritti tributari.

La concorrenza in Europa si basa molto anche sulla produttività della giustizia civile.

La concorrenza è indispensabile e necessita di regole identiche in Eu­ropa, con uguali punti di partenza, altrimenti diviene conflitto.

Questi testi unici sono molto urgenti e possono anche favorire la ri­duzione e la condivisione dei rischi per la realizzazione del “terzo pilastro”.

Le regole per la solidità delle banche debbono essere inserite in una maggiore stabilità e certezza del diritto, anche prospettica, debbono essere frutto di preventive convergenze fra le diverse Istituzioni e Autorità euro­pee e debbono rappresentare equi presidi per prevenire ogni rischio e non complicare i fattori di ripresa dello sviluppo e dell’occupazione che debbo­no essere la stella polare dell’Unione Europea.

La revisione della Direttiva su risanamento e risoluzione delle banche (BRRD) deve correggerne gli errori, innanzitutto per aumentare le tutele per i risparmiatori, anche in applicazione dell’articolo 47 della Costituzio­ne italiana.

Il MREL, requisito minimo di fondi propri e di passività utilizzabili in casi di crisi bancarie, deve essere equilibrato e coordinato con l’analogo

requisito internazionale (TLAC), senza penalizzazioni per le banche euro­pee che si rifletterebbero sull’economia tutta.

L’Europa vince tutta insieme come quando riduce gli assorbimenti patrimoniali a fronte dei prestiti a diverse categorie di imprese e realizza i bonifici istantanei che consentono, in massimi dieci secondi, di trasferire denaro tracciato nell’area unica dei pagamenti in Euro.

Apprezziamo le recenti scelte del Parlamento Europeo sui requisiti patrimoniali delle banche, fra cui i trattamenti meno gravosi per i finanzia­menti alle piccole e medie imprese, per l’edilizia residenziale, per i prestiti garantiti da cessione del quinto, per la possibilità di dedurre dal capitale taluni investimenti in nuove tecnologie. Chiediamo che il Trilogo confer­mi presto queste scelte.

Esprimiamo apprezzamento al Presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, al Presidente della Commissione economica, Roberto Gualtieri e a tutti coloro che sono impegnati per un’equilibrata Unione bancaria.

Il realismo e il metodo della ragione debbono evitare di inasprire i conflitti nell’Europa e nell’Occidente che crescerebbero se venisse imposto un assorbimento patrimoniale sulle banche per il possesso di titoli pubblici che sono riserve di liquidità bancaria.

I conflitti fra gli Stati su questi campi, prima delle banche, mettereb­bero in difficoltà gli Stati che hanno più debiti.

Apprezziamo che il “Comitato di Basilea” non sia intervenuto sui ti­toli pubblici.

L’Unione Europea deve essere più coordinata: le varie Istituzioni e Autorità non debbono sovrapporre normative come per gli NPL.

I numeri dei “tetti” dei crediti deteriorati debbono essere motivati in modo trasparente, specificando le logiche che li esprimono, e non debbo­no soffocare la ripresa.

L’Unione Europea è una e le fonti normative non possono essere di­sordinate.

La certezza, l’univocità, la proporzionalità e la semplificazione del diritto devono essere garantite anche in una complessa fase di passaggio come quella che sta vivendo l’Unione bancaria che è la più avanzata inte­grazione d’Europa.

Le crisi bancarie in Italia

Le crisi bancarie si sono sviluppate in Italia più tardi rispetto al resto dell’Occidente e sono state affrontate, il più delle volte, con le nuove regole dell’Unione Bancaria nata il 4 Novembre 2014, purtroppo senza norme transitorie.

La relazione del 12 dicembre 2017 del Direttore della Vigilanza della Banca d’Italia, Carmelo Barbagallo, alla Commissione parlamentare d’In­chiesta sulle crisi bancarie, ha chiarito i limiti del passaggio dalla sovranità nazionale nel diritto bancario, all’Unione bancaria europea.

Quei limiti sono stati gravidi di conseguenze per le altre banche italia­ne che hanno dovuto sostenere i forzosi costi miliardari per le risoluzioni, più gravose degli interventi predisposti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.

Il mondo bancario italiano, con Atlante e col nuovo Ramo Volonta­rio del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, ha subìto altri esborsi miliardari per prevenire ancora più gravi crisi.

La Repubblica è intervenuta in concorso in due salvataggi e con una nazionalizzazione, con un esborso complessivo fra i minori in Europa.

Le crisi bancarie in Italia hanno riguardato undici società.

Le Banche di Credito Cooperativo hanno fatto fronte ai problemi del loro mondo.

Le crisi bancarie hanno stimolato un clima spesso giacobino e pesato sulla fiducia che è premessa di sviluppo.

Con Raffaele Mattioli siamo convinti che chi tutela i risparmiatori, tutela la banca.

L’Unione bancaria deve consentire ai sistemi nazionali di garanzia dei depositi di poter effettuare interventi preventivi per banche in crisi, per evitare danni maggiori.

Voltare definitivamente pagina

Per voltare definitivamente pagina, occorre sia fatta definitiva luce sulle responsabilità nelle crisi bancarie.

Le banche sane sono moralmente parte civile, avendo subito i danni dalle crisi bancarie altrui.

Abbiamo grande rispetto per la Magistratura e attendiamo, il più pre­sto possibile, le conclusioni dei processi.

Siamo per la trasparenza sempre: perciò siamo stati favorevoli anche all’istituzione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle crisi ban­carie, pur consapevoli dei suoi limiti innanzitutto temporali.

Con indipendenza culturale e metodologica e lontananza dai conflitti politici, abbiamo approfondito i documenti resi noti dalla Commissione d’Inchiesta.

Ci confrontiamo in modo razionale con ogni proposta, come quelle uscite dalla Commissione, innanzitutto col documento finale, per evitare il ripetersi di crisi bancarie che vi sono state anche nei decenni preceden­ti, ma affrontate non in una fase di passaggio dal diritto italiano a quello europeo.

Le cause delle crisi, da combattere giorno per giorno, sono innanzi­tutto azzardo morale, conflitti d’interesse, carenze di sana e prudente ge­stione, di trasparenza e nei controlli interni, interferenze politiche, carenze di coordinamento fra pubbliche Autorità europee e nazionali.

La Mifid 2 e i tanto da noi sollecitati KID vanno applicati sempre in pieno.

Dieci anni di crisi hanno prodotto anche disagio sociale, minori spe­ranze e fiducia.

Bisogna indirizzare ogni energia alla ricostruzione morale ed econo­mica, per lo sviluppo, la prosperità e la sicurezza sociale.

Le crisi bancarie debbono essere prevenute, ma talune pratiche pru­denziali, come gli stress test, non debbono favorire le crisi.

Le crisi insegnano che l’autonomia delle Autorità di Vigilanza, nei confini delle leggi, è fra le principali garanzie a tutela delle imprese ban­carie: la dialettica fra libertà d’impresa bancaria e Vigilanza pubblica è un equilibrio importante e complesso.

Le riforme in Italia

L’Italia deve anche ammodernare le sue spesso vetuste normative, alli­neandole ai migliori standard europei.

Negli ultimi anni l’Italia ha compiuto passi avanti nelle regole del mercato.

In autunno è stata approvata la riforma del diritto fallimentare del 1942: sollecitiamo l’emanazione dei relativi decreti delegati.

La fine della legislatura non ha permesso l’approvazione della riforma della giustizia civile che è prioritaria.

Anche sulla giustizia civile, negli ultimi anni, sono stati comunque fatti passi in avanti come con il nuovo processo civile telematico e con le prassi indicate dal CSM per la gestione delle procedure esecutive nei Tribunali.

I risultati iniziano a vedersi: si riducono le cause civili su “contratti bancari”, l’arretrato e i tempi della giustizia civile.

Finché l’Unione Europea non avrà gli auspicati Testi unici, la Repub­blica deve impegnarsi per ammodernare le proprie normative sul funzio­namento del mercato. Finché gli Stati competono anche per efficienza ed efficacia delle singole normative nazionali, l’Italia deve fare ogni sforzo di ammodernamento per incoraggiare la correttezza, l’efficienza e l’economi­cità dei fattori produttivi.

Utili sono le Garanzie per la cartolarizzazione dei crediti deteriorati (GACS), il “Patto marciano”, con l’intesa ABI-Confindustria per la sua applicazione, e il pegno mobiliare non possessorio (che necessita di decreto attuativo).

L’ABI collabora pienamente a ogni iniziativa sociale come le proro­ghe dei finanziamenti (moratorie), l’Anticipo pensionistico (APE) e i tanti accordi con le Associazioni delle altre imprese, dei Consumatori e con i Sindacati per lo sviluppo e l’occupazione, per le zone terremotate e per il Mezzogiorno.

Positive sono le esperienze di sostegno fiscale (i PIR) per i risparmi indirizzati ad investimenti produttivi: queste misure vanno ampliate anche a favore dello stabile azionariato bancario, premessa di complessiva solidità e sviluppo.

Auspichiamo si completi rapidamente la revisione dei limiti per le emissioni di obbligazioni bancarie garantite, avviata recentemente dalla Banca d’Italia.

Le Banche, consapevoli della funzione sociale del profitto, non deb­bono essere ostacolate nella ripresa della redditività, indispensabile per un nuovo ciclo virtuoso, per sempre cospicui accantonamenti, un’adeguata redditività per gli azionisti, giusti incentivi per chi li merita nel lavoro bancario.

La rivoluzione bancaria in Italia

Alle innovazioni bancarie internazionali ed europee si sono aggiunte quelle dell’Italia che lungamente aveva vissuto con leggi dirigiste.

Sul fondamento del Testo Unico Bancario del 1993, le banche sono imprese, non si deve tornare indietro, ma proseguire in analogia con le migliori pratiche europee ed occidentali.

La crisi e le tecnologie hanno rivoluzionato e continueranno a mutare il mercato bancario: rimane la necessità che la concorrenza venga tutelata anche nei mercati meno popolosi.

Il ruolo sociale delle banche non va visto solo quando vengono chiusi gli sportelli e se ne sente la mancanza.

La riduzione del numero delle banche deve essere selezione di mercato.

Importanti sono le sinergie nei gruppi bancari o in società di prodotti e servizi.

Ora l’IVA di gruppo favorisce le sinergie.

Non si debbono attendere le crisi, ma prevenirle quando non vi siano prospettive di sana e prudente gestione bancaria.

Occorre ricordarsi dei diritti e degli interessi legittimi degli azionisti bancari non solo nei casi di crisi.

In Italia sono avvenuti i più forti cambiamenti d’Europa.

Con oltre sessanta milioni di abitanti, a breve l’Italia avrà solo un cen­tinaio di gruppi bancari e banche indipendenti.

A dicembre 2017 l’Italia ha visto ridurre a circa 27 mila il numero di sportelli bancari, con tendenza a ulteriori diminuzioni, mentre crescono, con varie denominazioni, gli uffici finanziari.

I canali distributivi sono sempre più concorrenti per le libere e re­sponsabili scelte di risparmiatori e investitori.

Di fronte alle crisi bancarie e per la ripresa, abbiamo contribuito a realizzare e abbiamo apprezzato il rispetto reciproco e la costruttività, nella dialettica, dei rapporti con i Sindacati, definendo insieme i percorsi delle ristrutturazioni basati sempre su scelte volontarie, rifiutando l’in­differenza sociale.

La costruttività è stata, è e dovrà essere un valore di fronte ai nuovi modelli di banca e in vista del nuovo Contratto Nazionale di Lavoro che dovrà incoraggiare l’efficienza e l’economicità per favorire la ripresa dello sviluppo e dell’occupazione, cogliendo ogni aspetto innovativo, guardando innanzi con lungimiranza.

L’accordo dell’8 febbraio 2017 contro le indebite pressioni commer­ciali è una scelta d’avanguardia del mondo bancario italiano e va applicato appieno sempre.

Il costante rispetto delle regole, la lealtà nei confronti di tutti, la col­laborazione con le Istituzioni, l’impegno per l’educazione finanziaria e al risparmio, la trasparenza come valore, sono presupposti per lo sviluppo.

L’ABI

L’ABI sta realizzando la propria più importante riforma, con accentua­zione anche statutaria delle finalità e riorganizzazione imperniata su Roma, sede centrale, e sulle sedi di Milano e Bruxelles, con continui risparmi e riduzioni di quote per gli associati, con spirito di austerità e funzionalità.

L’ABI è sempre più centro di iniziative, in coordinamento con la Fe­derazione Bancaria Europea, la Federazione Banche, Assicurazioni e Fi­nanza, la Fondazione per l’educazione finanziaria, in stretto confronto con gli organismi di rappresentanza delle altre imprese.

In pochi mesi deve essere concretizzato il piano strategico di ABI.

Il 2019 sarà il centenario della nascita dell’ABI, avvenuta a Milano nel 1919 con “finalità d’ordine morale e materiale… per lo studio delle que­stioni generali e particolari che interessano le banche, la diffusione della conoscenza nel pubblico a mezzo della stampa dell’ausilio dato dalla Banca allo sviluppo dell’economia nazionale, la partecipazione ai lavori prepara­tori delle leggi che interessano la Banca…”.

Sempre attuali sono i moniti proprio di allora di Luigi Einaudi a non attenuare la concorrenza interbancaria e a tenere separate le banche dagli interessi delle altre imprese.

Il prossimo anno terremo l’Assemblea dell’ABI a Milano, nel cente­nario, e ricorderemo anche i settantacinque anni dalla Resistenza che ebbe proprio a Milano il centro dei finanziamenti favoriti da diverse banche e che vide un banchiere, Alfredo Pizzoni, guidare il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia.

***

Ringrazio gli organi dell’ABI, con i quali sviluppiamo intensamen­te la collegialità, a cominciare da chi è stato Vicepresidente nel biennio: Ranieri De Marchis, Camillo Venesio, Marina Natale, Alessandro Falciai, Guido Rosa, Corrado Sforza Fogliani e Massimo Tononi, il Presidente del Comitato affari sindacali e del lavoro Eliano Omar Lodesani, il Presidente della FEBAF Luigi Abete, Maurizio Sella che ci rappresenta negli organi­smi europei assieme al Direttore Generale Giovanni Sabatini, che presiede anche il Comitato esecutivo della Federazione Bancaria europea, e il per­sonale tutto di ABI.

Nuove prospettive

Lontani dai velleitarismi, con realismo, concretezza, indipendenza, lungimiranza e intransigenza morale, consapevoli dei doveri e delle respon­sabilità, procediamo decisi con in mano la Costituzione della Repubblica, con la volontà di concorrere a meglio realizzare il sogno europeo col meto­do della ragione.

Abbiamo vissuto assieme gli anni difficili della crisi, lavoriamo per la libertà e responsabilità delle imprese bancarie, per la democrazia economi­ca con sensibilità sociali, mai rassegnati, impegnati per la crescita econo­mica, civile e sociale, consapevoli che occorre sempre innanzitutto tutelare

gli interessi legittimi dei risparmiatori e le premesse del mercato libero e regolato.

Abbiamo lavorato e lavoreremo con austera severità e forte determi­nazione, anche controvento quando necessita, consapevoli che l’econo­mia è sotto ordinata all’etica, che le attività bancarie sono orientate alla tutela degli interessi legittimi e al bene comune per il progresso, con il coraggio di dire la verità e fare proposte giuste anche quando sono impo­polari, salvaguardando sempre la centralità delle persone, delle famiglie e delle imprese.

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